La Storia la scrivono i vinti e quando si parla di vite di perdenti è dura. Anche se a volte ci sta qualcuno che cerca di riabilitare qualcun altro, spesso arrampicandosi sugli specchi.
Nicolaji II Romanov è l'ultimo zar di Russia. Ha perso un paio di guerre importanti, pur essendo uno degli uomini più ricchi e potenti del suo tempo ha visto crollare il suo Impero, è stato spazzato insieme a tutti i suoi discendenti, dileggiato da sudditi, intellettuali e politici della sua epoca. Canonizzato dalla Chiesa ortodossa, molti storici cercano tutt'ora di riabilitarlo.
Ai posteri e ai tecnici l'ardua sentenza.
Aldilà di un accanimento strumentale e ideologico, che indubbiamente è stato portato a volte a un'esagerazione, forse Nicola II ha fatto anche cose buone.
Forse era un buon marito, forse un buon padre, forse una persona colta, forse una persona in fondo buona e che non reggeva una responsabilità che in fondo non ha mai scelto liberamente.
Nicola II richiama la similitudine che vive il clinico nel suo percorso di cura del paziente. Chi soffre e chiede qualche forma di aiuto ha delle parti malate che si aspetta di far curare e delle parti sane, col cui il professionista si deve alleare nel percorso di cura. Nessuno è totalmente buono e sano, specie se chiede aiuto, con motivazioni intrinseche o meno.
Tale percentuale è ovviamente variabile nelle persone, spesso ci permette di facilitare il percorso di cura e rafforzare nel clinico l'empatia e la compassione.
Certo, questa parte sana in alcuni casi è davvero difficile da trovare...

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