martedì 31 marzo 2026

Dolore e risarcimento

 

The whale è uno di quei film che se sei in un momento particolarmente negativo della  tua vita e  hai voglia di sentirti una persona più buona col Mondo è particolarmente funzionale. Il protagonista è impersonato da un attore famoso per aver avuto una storia personale altrettanto tragica quanto positiva se pensiamo alla sua ripresa degli ultimi anni.

SPOILER

Il protagonista è un professore di Lettere severamente obeso, divorziato, omosessuale, ateo, depresso, confinato in una casa buia in affitto e isolato dal mondo. Parliamo di un individuo svantaggiato sociale e inevitabilmente emarginato, in quanto racchiude in sé almeno 5 (forse 7!) caratteristiche considerate inaccettabili e degne di condanna sociale in un paese vincente e fondamentalmente bigotto come gli USA

Il protagonista non è sempre stato così obeso, ha iniziato ad abboffarsi e trascurare la salute solo negli ultimi anni, prima perché aveva scelto di lasciare la famiglia per fidanzarsi con un uomo, poi perché quest'uomo è morto suicida, accelerando potentemente la sua depressione, il suo ritiro sociale e il suo stile di vita malsano che l'ha portato a  iniziare quello che nei fatti è un lento suicidio. Il suo atteggiamento, insistente, ridondante ed esasperante consiste nel chiedere scusa, sentendosi perennemente in colpa nei confronti dei suoi cari e del Mondo. Tale stile, dove lui è ormai quasi totalmente ripiegato su se stesso è di auto-punizione e di voglia di risarcire qualcuno che sente di aver gravemente danneggiato.

FINE SPOILER

A un certo punto riceve la visita di sua figlia. Lei si pone come una ragazza cinica, aggressiva, spietata. È una ragazza arrabbiata con i compagni di scuola, con gli insegnanti, con la madre, con il mondo. Con lui. Fondamentalmente sta distruggendo anche lei la sua vita, rischiando di ritirarsi dagli studi. Inizia con una serie di provocazioni nei suoi confronti. Le dice che vorrebbe aiutarla a non essere bocciata a scuola, promettendole di lasciarle tutti i suoi soldi.

Lei accetta, pur continuando ad essere sprezzante con lui. Lei ha solo rabbia verso di lui. Anche se cerca lui. Lui era stato un padre divorziato disciplinato, pagava gli alimenti dopo la separazione, aveva accettato che la moglie avesse ottenuto l'affido esclusivo e gli avesse sempre vietato di vedere la figlia. Aveva accettato la grande e fisiologica rabbia che la moglie nutriva nei suoi confronti in seguito all'abbandono e tradimento, unito a uno scottante senso di umiliazione. Tutti si sono comportati bene a livello materiale e legale, meglio di molti divorzi che si sentono in giro. Ma non basta. La moglie è ancora arrabbiata con lui, ambivalentemente a lui legata rispetto a quello che lui era un tempo, anche se coperto da strati fisici, sociali e psicologici. Lui è depresso e sente di non essere stato corretto fino in fondo, sentendosene in colpa, responsabile per la rottura con la sua famiglia. La figlia ha una rabbia infinita, nata inequivocabilmente e prevalentemente da lui, non riesce a fare a meno di criticarlo, ma anche di chiedergli aiuto. Anche se l'aiuto materiale lui lo sta offrendo, l'ha offerto e l'offrirà. Ma non basta. Lei vuole un risarcimento psicologico, non bastano i soldi, non basta l'aiuto materiale. Parliamo di un risarcimento che rispetto al suo senso di rivalsa non sarà mai onorato.

Ci troviamo di fronte a un dolore che sentiamo come incalcolabile, irreparabile, imperdonabile.

Un poco come questo film, non perché fatto male, ma che si presenta onesto in tutta la sua sgradevolezza e dolore. 

Guardatelo solo quando state molto male e avete a disposizione una buona rete sociale.

martedì 13 gennaio 2026

 Difficile non schierarsi.

Lo scandalo sulla famiglia del bosco risveglia gli animi e chi sente il bisogno di schierarsi si espone e si mette a rischio. La prima distorsione per la quale il silenzio è d'oro è quella degli operatori della notizia che più che informare puntano a un sensazionalismo, che a sua volta si presta in un secondo momento come alibi per slogan ideologici, pubblicità semi-occulte, opinionismi, carrozzoni psico-educativi, show e gogne mediatiche. Tutto questo non porta a un autentico pensiero e ragionamento, presi come siamo a metterci in mostra e a calvalcare l'onda di quello che nei fatti è diventato un caso politico, cosa che ottunde il ragionamento. Se vogliamo provare a razionalizzare e ci sentiamo tirati alla manica con l'implicita richiesta di schierarci, possiamo limitarci a scegliere il male minore, non proprio un pieno ragionamento meglio di niente. E fra lo stato imbarazzante del sistema socio educativo italiano e la sicumera di una coppia di anglosassoni tecno-rurale possiamo definire come meno peggio la prima. Ma solo dichiarando un'euristica non pienamente razionale basata sul pregiudizio e l'antipatia.

venerdì 9 gennaio 2026

Esame di realtà

 

L'esame di realtà è la funzione cognitiva fondamentale il cui tracollo segna  la distinzione fra la cosiddetta piccola e grande psichiatria. Come dice lo psichiatra Antonio Semerari la psicosi è quando confondiamo un dato interno con un dato esterno. Sentiamo le voci che sono solo nella nostra testa e non che sono carpite dai nostri organi di senso, siamo convinti di essere persone di successo e oggetto di invidia quando in realtà siamo considerati dei mediocri, ci intestardiamo a pretendere che gli altri dovrebbero capire al volo i nostri bisogni, a precipitarsi a soddisfarli e apprezzare qualunque cosa facciamo e diciamo, accettando con gratitudine il nostro fare che può essere imperioso e sprezzante e non si abbassa a seguire le benché minime norme sociali. La psicotico ha una realtà solo sua, che considera unica e che non concede alternative alle sue percezioni e pensieri, che sono visti come innegabili e non falsificabili.

L'esame di Realtà non risulta compromesso solo nelle fasi della sintomatologia positiva delle Schizofrenie e nei disturbi psicotici. Anche alcuni Disturbi Post traumatici e Disturbi di Personalità particolarmente gravi e non trattati portano a un grossolano slabbramento rispetto alla percezione di Realtà; come alcune disabilità intellettive (detti anche i vecchi Disturbi definiti come manifestazioni del Ritardo mentale secondo la manualistica meno recente) dal livello moderato in giù; li vediamo all'interno del decadimento cognitivi negli anziani; infine appare più direttamente e diffusamente fra i malati psichiatrici, all'interno dei Disturbi da Uso di Sostanze permesse e non, calcolando che recentemente la Medicina ha addirittura ammesso che ci sono alcuni farmaci e psicofarmaci con cattiva prescrizione e assunzione che innescano tali Disturbi.

mercoledì 7 gennaio 2026

Parti sane e parti malate

 

La Storia la scrivono i vinti e quando si parla di vite di perdenti è dura. Anche se a volte ci sta qualcuno che cerca di riabilitare qualcun altro, spesso arrampicandosi sugli specchi.

Nicolaji II Romanov è l'ultimo zar di Russia. Ha perso un paio di guerre importanti, pur essendo uno degli uomini più ricchi e potenti del suo tempo ha visto crollare il suo Impero, è stato spazzato insieme a tutti i suoi discendenti, dileggiato da sudditi, intellettuali e politici della sua epoca. Canonizzato dalla Chiesa ortodossa, molti storici cercano tutt'ora di riabilitarlo.

Ai posteri e ai tecnici l'ardua sentenza.

Aldilà di un accanimento strumentale e ideologico, che indubbiamente è stato portato a volte a un'esagerazione, forse Nicola II ha fatto anche cose buone.

Forse era un buon marito, forse un buon padre, forse una persona colta, forse una persona in fondo buona e che non reggeva una responsabilità che in fondo non ha mai scelto liberamente.

Nicola II richiama la similitudine che vive il clinico nel suo percorso di cura del paziente. Chi soffre e chiede qualche forma di aiuto ha delle parti malate che si aspetta di far curare e delle parti sane, col cui il professionista si deve alleare nel percorso di cura. Nessuno è totalmente buono e sano, specie se chiede aiuto, con motivazioni intrinseche o meno.

Tale percentuale è ovviamente variabile nelle persone, spesso ci permette di facilitare il percorso di cura e rafforzare nel clinico l'empatia e la compassione. 

Certo, questa parte sana in alcuni casi è davvero difficile da trovare...

venerdì 19 dicembre 2025

L'altra faccia dello stalking


 Mi hanno consigliato questo telefilm Netflix.


AVVISO SPOILER

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L'avvertimento spoiler non è solo una questione di educazione e rispetto, ma è collegato al ragionamento clinico del post.
Il telefilm parla di un uomo che si sente perseguitato da una donna.
Ebbene sì, è una donna che perseguita l'uomo, non viceversa!
Questa dissonanza spiazza lo spettatore, specie se abituato a culture meno emancipate rispetto al paese rappresentato nella serie.
E qui facciamo uno sforzo per sfilarci dalla profonda tentazione rispetto al dibattito ideologico e culturale che impoverirebbe il ragionamento e renderebbe più violenta la discussione.

Il prodotto è abbastanza carino, impattante, ben scritto con idee che si allacciano a opere precedenti. 
La persecutrice ricorda molto l'infermiera di Misery non deve morire di Stephen King, un soggetto francamente borderline in termini di manipolatività,  sbalzi d'umore e impulsività all'interno delle relazioni interpersonali o anche un disturbo dissociativo di Personalità secondo la dicitura di altri professionisti; la vittima è un barista che cercava di sfondare infruttuosamente come comico, ricorda l'ultimo Joker interpretato da Joaquin Phoenix, un soggetto profondamente depressogeno.

Entrambi sono delle figure tragiche, che si ricercano all'interno di una vistosa e violenta ambivalenza.

Lei lo cerca, lui fugge, ma poi torna. Un poco per pena, un poco perché manipolato, un poco perché spinto da una curiosità da parte anche sua disfunzionale e morbosa.
Sono 2 infelici. E qui ci sfiliamo anche dal dibattito giuridico, capire non significa giustificare!

Lo stalking è ciò che viene condotto e subito da soggetti simili, dove indubbiamente va perseguito, lo stalker, ma troviamo un incastro con alcune personalità. Che creano un terreno fertile. La curiosità è una qualità, ma in entrambi sfocia in un aspetto morboso, con evoluzioni disfunzionali anche nel comportamento e le decisioni.

È una serie, ma mi farò bastare una sola puntata. Non solo per una questione di tempo (che è una fiacca scusa), ma per evitare a monte questa brutta involuzione.

sabato 13 dicembre 2025

Rabbia e sfoghi

 

La rabbia è un'emozione primaria, naturale e affascinante.

Molti la condannano, altri la permettono solo in alcuni soggetti e in alcuni casi, condannandola in altri, all'interno di un doppio standard discutibile. Cognitivamente parlando la rabbia è ciò che proviamo quando sentiamo un'ingiustizia. Chi è arrabbiato crede sempre di avere ragione.

Lo crede, non è detto che abbia effettivamente ragione.

Per questo Confucio dice che, sia in caso di torto o di ragione, non ci dovremmo mai arrabbiare.

Ci stanno invece modelli che rinunciano alla soppressione di tale emozione.

Un modello abbastanza stagionato, ma con la sua coerenza interna è quello idraulico.

Un'emozione (o una pulsione) emette una pressione che richiede il suo sfogo e soddisfacimento. 

Sfoghiamoci e questa tensione si sfiata.

Vedo una persona che (credo che) mi guardi male, la picchio e sono felice.

Anche questa è una filosofia affascinante. Un po' ruvida.

Se vogliamo proporre (non imporre) un altro modello è quello per il quale molte emozioni e molti comportamenti a esse legati non si esauriscono una volta sfogati.

Possiamo picchiare tutti quelli la cui esistenza ci disturba o che riteniamo causa dei mali nostri, nel mondo e verso le nostre persone più care.

Saremmo inizialmente molto soddisfatti all'inizio.

Ma, anche se riuscissimo a punire tutti coloro che per noi meritano una punizione, ipotizziamo che ci sarebbe ancora una porzione di insoddisfazione in noi, con una tendenza al rimuginìo che la rialimenta.

Perché la rabbia genera rabbia e la violenza genera violenza. 

Se proprio dobbiamo sfiatare questa rabbia cerchiamo di contingentarne lo sfogo, come per lo sfiatatoio di una pentola a pressione, non tappandola fino alla sua esplosione o aprendo il tappo all'improvviso e sfogarci caoticamente.

Chiaramente non è facile, ci vogliono auto disciplina e capacità di auto-osservazione o quantomeno la fiducia nei confronti di persone sensibili ed emotivamente competenti, senza allontanarle o fidarsi al contrario di soggetti incapaci e/o disonesti.

domenica 23 novembre 2025

Smetto quando voglio

 


Il termine azzardo deriva dal francese hasard, probabilmente derivato dalla parola araba az-zahr, indica quando affrontiamo un rischio di cui non conosciamo le probabilità.

Rischio non significa che perderemo sicuro, significa che ci sta qualche probabilità a riguardo. 

Non conoscere le probabilità non significa necessariamente che non sono note, significa che non ne siamo in grado, cosa per cui allibratori o docenti di statistica sanno invece perfettamente se hanno studiato. Non a caso alcuni professionisti e intellettuali sanno quali attività di azzardo evitare e non.

Chi non ha studiato non lo sa.

Gioco d'azzardo non è solo quando andiamo a Las Vegas, né quando giochiamo alle scommesse sportive, né quando finiamo nelle mani degli strozzini o ci giochiamo al gioco la casa o l'attività di famiglia.

Non a caso chi gioca spesso d'azzardo (e ci spende e perde molto!) è spesso una persona di bassa estrazione sociale e culturale e, salvo alcune note e famose eccezioni, è anche in condizioni di povertà.

Ma il gioco d'azzardo non si limita solo a quello, come molte compulsioni e dipendenze può operare in maniera più subdola e meno vistosa, non a caso chi soffre di Dipendenza da Gioco D'azzardo (GAP) sono seguiti presso gli stessi Servizi per le Dipendenze (SERD) che trattano tossicomani e alcolisti.

Il gioco d'azzardo non è solo quello illegale (tipo le bische clandestine), non è solo quello .legalizzato (tipo le macchinette al bar), ma è anche quello istituzionalizzato, come il biglietto della lotteria. Chiaramente il giocatore-scommettitore dirà che gioca poco, che lo fa per la famiglia, che ha calcolato tutti i rischi, che prega prima di giocare la sua schedina.

Cosa assai furba.