The whale è uno di quei film che se sei in un momento particolarmente negativo della tua vita e hai voglia di sentirti una persona più buona col Mondo è particolarmente funzionale. Il protagonista è impersonato da un attore famoso per aver avuto una storia personale altrettanto tragica quanto positiva se pensiamo alla sua ripresa degli ultimi anni.
SPOILER
Il protagonista è un professore di Lettere severamente obeso, divorziato, omosessuale, ateo, depresso, confinato in una casa buia in affitto e isolato dal mondo. Parliamo di un individuo svantaggiato sociale e inevitabilmente emarginato, in quanto racchiude in sé almeno 5 (forse 7!) caratteristiche considerate inaccettabili e degne di condanna sociale in un paese vincente e fondamentalmente bigotto come gli USA
Il protagonista non è sempre stato così obeso, ha iniziato ad abboffarsi e trascurare la salute solo negli ultimi anni, prima perché aveva scelto di lasciare la famiglia per fidanzarsi con un uomo, poi perché quest'uomo è morto suicida, accelerando potentemente la sua depressione, il suo ritiro sociale e il suo stile di vita malsano che l'ha portato a iniziare quello che nei fatti è un lento suicidio. Il suo atteggiamento, insistente, ridondante ed esasperante consiste nel chiedere scusa, sentendosi perennemente in colpa nei confronti dei suoi cari e del Mondo. Tale stile, dove lui è ormai quasi totalmente ripiegato su se stesso è di auto-punizione e di voglia di risarcire qualcuno che sente di aver gravemente danneggiato.
FINE SPOILER
A un certo punto riceve la visita di sua figlia. Lei si pone come una ragazza cinica, aggressiva, spietata. È una ragazza arrabbiata con i compagni di scuola, con gli insegnanti, con la madre, con il mondo. Con lui. Fondamentalmente sta distruggendo anche lei la sua vita, rischiando di ritirarsi dagli studi. Inizia con una serie di provocazioni nei suoi confronti. Le dice che vorrebbe aiutarla a non essere bocciata a scuola, promettendole di lasciarle tutti i suoi soldi.
Lei accetta, pur continuando ad essere sprezzante con lui. Lei ha solo rabbia verso di lui. Anche se cerca lui. Lui era stato un padre divorziato disciplinato, pagava gli alimenti dopo la separazione, aveva accettato che la moglie avesse ottenuto l'affido esclusivo e gli avesse sempre vietato di vedere la figlia. Aveva accettato la grande e fisiologica rabbia che la moglie nutriva nei suoi confronti in seguito all'abbandono e tradimento, unito a uno scottante senso di umiliazione. Tutti si sono comportati bene a livello materiale e legale, meglio di molti divorzi che si sentono in giro. Ma non basta. La moglie è ancora arrabbiata con lui, ambivalentemente a lui legata rispetto a quello che lui era un tempo, anche se coperto da strati fisici, sociali e psicologici. Lui è depresso e sente di non essere stato corretto fino in fondo, sentendosene in colpa, responsabile per la rottura con la sua famiglia. La figlia ha una rabbia infinita, nata inequivocabilmente e prevalentemente da lui, non riesce a fare a meno di criticarlo, ma anche di chiedergli aiuto. Anche se l'aiuto materiale lui lo sta offrendo, l'ha offerto e l'offrirà. Ma non basta. Lei vuole un risarcimento psicologico, non bastano i soldi, non basta l'aiuto materiale. Parliamo di un risarcimento che rispetto al suo senso di rivalsa non sarà mai onorato.
Ci troviamo di fronte a un dolore che sentiamo come incalcolabile, irreparabile, imperdonabile.
Un poco come questo film, non perché fatto male, ma che si presenta onesto in tutta la sua sgradevolezza e dolore.
Guardatelo solo quando state molto male e avete a disposizione una buona rete sociale.





