martedì 16 giugno 2026

Orientarsi

 

Il Sun Tzu dice che il modo per arrivare più lentamente alla vittoria è avere una strategia e non una tattica, avere una tattica non una strategia è il modo più veloce per raggiungere la sconfitta. Von Clausewitz svariati secoli e chilometri più in là nei fatti dirà una cosa simile. La strategia è cosa vogliamo ottenere, la tattica è il come. Fermo restando che la Conoscenza non si riduce a questo unico modello considereremo solo questo. Molti fanno le cose senza avere chiaro l'obiettivo che vogliono raggiungere. Fare le cose senza senso significa proprio questo. Pensiamo alla cura e alla previdenza. Due concetti diversi che considerano 2 variabili diverse, anche se il mondo è in realtà un po' più vario e complesso. La cura permette di non avere malattie che ci impediscono di vivere e lavorare, la previdenza ci permette di essere aiutati rispetto a ciò che non siamo in grado di fare. La cura ripristina la cosiddetta capacità lavorativa residua, la previdenza permette di vivere nonostante il  fatto che non riusciamo ad averla ripresa. In realtà l'essere umano non è valutato solo rispetto alla capacità di lavorare, in realtà il tempo libero non è veramente libero, in realtà la Sanità non si occupa solo di raggiungere l'assenza della Malattia, punta a realizzare uno stato psico fisico che rincorre la Salute. Al netto di tutte queste complessità per lungo tempo la Sanità si è occupata di entrambe le cose, fin quando poteva disporre di risorse di personale e economiche virtualmente illimitate. Non è più così. Non solo molti professionisti sono abituati a tempi ormai andati in cui c'erano risorse che ora non ci sono più. Ragionano anche perdendo il senso delle cose per cui lavorano. Leggono una Diagnosi o una Psicodiagnosi che significa per loro che si trovano di fronte a un paziente irrecuperabile. Anche se non è così. Spesso leggono valutazioni che hanno a che fare con l'aspetto della Previdenza, non della Cura-riabilitazione. Si cade nella trappola del sovra-aiuto. Chi aiutiamo troppo lo condanniamo a una vita triste e di richieste di bisogno, non solo viene creato un portatore di Disabilità, lo si condanna a una vita in tale posizione. Rifocillando un indotto di servizi e professionisti abituati a una perenne richiesta di intervento (spesso infruttuoso perché proiettato a una vita di riabilitazioni inconcludenti).

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